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Psicoterapeuta del Ben-Essere

Non c’è cambiamento senza cambiamento
Ecco, in poche parole, la filosofia del mio lavoro

Mi occupo di

Percorsi di counseling per problemi specifici

Training autogeno, individuale e/o di gruppo

Percorsi di mindfulness individuale e/o di gruppo

Disturbo Post-Traumatico da Stress e disturbi dell’adattamento in risposta ad eventi stressanti

Disturbi d’ansia

Attacchi di panico (con o senza agorafobia), ansia generalizzata, fobia sociale, ipocondria, fobie specifiche, …

Disturbi del comportamento alimentare (DCA)

Anoressia, bulimia, Binge Eating Disorder, …

Terapia di coppia

Dipendenze patologiche

Disturbi sessuali

Insonnia e disturbi del sonno

Disturbo da lutto persistente

Disturbi della personalità

Disturbi dell’umore unipolari e bipolari

La depressione nelle sue diverse sfaccettature diagnostiche e i disturbi bipolari (in associazione alla terapia farmacologica)

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità.
A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro.

Epicuro

Seguo adulti singoli o in coppia, conduco percorsi di gruppo

Terapia individuale

La psicoterapia individuale è centrata su un’unica persona: oggetto e quindi centro focale della terapia è la situazione psicologica del singolo, le sue caratteristiche distintive ed i personali meccanismi disfunzionali che gli provocano dolore o che in qualche modo riducono il suo ben-essere.

Terapia di coppia

In terapia di coppia il focus è la dinamica della relazione: si lavora affinché i partner imparino a relazionarsi in maniera amorevole ed armonica, a prescindere dalle difficoltà personali delle persone prese come singole (problematiche che infatti potrebbero essere affrontate in una terapia individuale).

Terapia di gruppo

Nella terapia di gruppo ogni individuo porta la propria esperienza: ciò che si ottiene non è una semplice somma delle conoscenze ma una struttura fatta di condivisione. Attraverso le esperienze degli altri, ciascun individuo si arricchisce e guadagna l’opportunità di superare con più facilità i propri problemi.

Vorresti un aiuto?

Stai vivendo un periodo di crisi?

Quando ci sentiamo bloccati siamo portati a girare a vuoto, e ci ritroviamo continuamente nelle medesime situazioni: è questo che ci conduce al malessere emotivo ed alla crisi.
Quando stai vivendo una crisi personale potresti pensare che non vorresti sentirti così, che se non ci fossero stati alcuni cambiamenti nella tua vita tutto sarebbe filato liscio come prima. Oppure potresti sentirti in colpa perché il cambiamento che senti necessario crea sofferenza nelle persone intorno a te.

La parola crisi deriva dal greco Krisis (discernere, valutare separare): se ti senti in crisi, significa che sei ad un bivio e sei chiamato a scegliere. Dove andare? Cosa tenere? Si tratta di un’opportunità di scelta, ma spesso è faticosa e causa di sofferenza.
Le persone che ho avuto il privilegio di incontrare in questi 20 anni di lavoro mi hanno chiesto di essere accompagnate nella risoluzione della loro personale crisi. Mi hanno chiesto un aiuto per cambiare una situazione che da tempo creava loro sofferenza: una sofferenza verso la quale in qualche modo avevano sviluppato una certa abitudine.

Quando si è fortunati, la sofferenza è caratterizzata da cadute e rialzi, in un ciclo continuo.
Ad un certo punto però, se l’unica cosa che fai è resistere, non puoi che crollare, perché gestire la sofferenza è un lavoro sfiancante! Inoltre, è a questo punto che arrivano i sintomi: talora più intensi ed acuti, altre volte meno dolorosi ma perduranti.
La maggior parte delle persone pensa che questo sia il momento peggiore: pochi sanno che in realtà è la fase più importante e proficua di tutte.

Dal fondo si può solo risalire: durante la terapia invito le persone a cogliere l’opportunità trasformativa che si nasconde dietro la loro sofferenza.
In questo senso, ogni mia relazione terapeuta/paziente è una relazione feconda: perché dalla sofferenza si può rinascere ad una vita più consapevole e libera.
Per accompagnare le persone in questo personale viaggio nella crisi, utilizzo gli strumenti della Psicoterapia Cognitivo Comportamentale unitamente al Protocollo EMDR.

Perchè dovresti fidarti di me?

Il mio approccio

Non aspettare che il cambiamento arrivi da solo: cercalo, attivalo, promuovilo.
Che sia un cambiamento di prospettiva, di stile di vita, di dinamiche interne o esterne che creano un blocco od una stasi, una cosa è certa… se agisci come hai sempre agito otterrai solo quello che hai sempre ottenuto.

Ciò che amo molto della mia professione è la possibilità di aiutare le persone ad aumentare il proprio empowerment.

In parole più semplici, il proprio potere personale, la capacità di indirizzare la vita nella direzione desiderata mediante l’attivazione delle proprie risorse, poco utilizzate o, talvolta, sconosciute.

A chi si rivolge a me propongo percorsi di psicoterapia oppure di counseling.
Questi ultimi, per loro natura brevi, sono mirati all’attivazione delle risorse personali della persona su obiettivi specifici.
I percorsi psicoterapici invece sono indicati quando è evidente che la situazione di malessere della persona è connessa ad un passato che si impone su un presente e che la persona, per stare meglio, ha bisogno di libertà di movimento e quindi di affrancarsi dai condizionamenti della propria storia passata.

Temi di fare il primo passo?
Iniziare è semplice!

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Scrivimi via email: dei tuoi problemi, del perchè stai cercando aiuto.

Fissiamo un appuntamento

Sono qui per te: farò il possibile per riuscire ad accoglierti in tempi rapidi.

Stabiliamo un piano di azione

Non esiste problema che non abbia soluzione: incamminiamoci insieme verso la tua rinascita. 

I miei strumenti per il tuo ben-essere

La terapia cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) lavora sulla complessa relazione tra pensiero, comportamento ed emozione, ed ha l’obiettivo di aiutare la persona ad uscire dal proprio personale stato di sofferenza.
La persona viene accompagnata a comprendere come non sia l’evento in sé a creare lo stato di sofferenza vissuto, quanto il modo in cui ci si rapporta ad esso, mediante schemi disfunzionali di pensiero e di comportamento.
La persona lavora in modo attivo per uscire dal proprio stato di sofferenza, imparando a conoscere i meccanismi disfunzionali che mantengono il problema ed imparando a rapportarsi in modo diverso, più funzionale, a ciò che sta vivendo.
Il focus del lavoro di ciascun colloquio clinico è il presente, attraverso anche compiti esperienziali che permettono al paziente sia di incrementare la propria consapevolezza sui meccanismi che alimentano la situazione attuale sia di sperimentarsi in modalità nuove e più efficace.

La TCC viene classicamente definita in questo modo:

  • Pratica e concreta. La sintomatologia portata dal paziente viene sempre ridefinita in termini di comportamenti problema su cui intervenire.
  • Centrata sul “qui ed ora”. Il passato, come il racconto dei sogni, viene utilizzato come modalità per capire come si siano strutturati gli attuali problemi del paziente, ma ad esso non è dato una spazio centrale nelle sedute. La psicoterapia cognitiva e comportamentale quindi si preoccupa di attivare tutte le risorse del paziente stesso, e di suggerire valide strategie che possano liberarlo dal problema senza indagarne le cause: aiuta il paziente ad uscire dalla sofferenza piuttosto che a spiegargli come ci è entrato.
  • A breve termine. Questo è vero ogni qualvolta sia possibile. La durata della terapia varia di solito dai sei ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale. Problemi psicologici più gravi, che richiedano un periodo di cura più prolungato, traggono comunque vantaggio dall’uso integrato della terapia cognitiva, degli psicofarmaci e di altre forme di trattamento.
  • Orientata allo scopo. Rispetto agli altri tipi di trattamento, la psicoterapia comportamentale e cognitiva è più orientata ad un preciso scopo. Il terapeuta cognitivo-comportamentale, infatti, lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso, durante i primissimi incontri, un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze.
    Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi del paziente, in modo da controllare se gli scopi prefissati sono effettivamente stati raggiunti.
  • Attiva e collaborativa. Sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia cognitivo comportamentale. Il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni ad essi.
    Il paziente, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati di volta in volta.

La TCC si caratterizza per una continua evoluzione dei propri protocolli e delle proprie metodologie di lavoro.
Negli anni si sono sviluppati numerosi modelli di lavoro sempre di matrice cognitivo comportamentale ma che hanno messo al centro del lavoro altri aspetti, oltre ai pensieri ed ai comportamenti, quali il ben-essere psicologico mediante il raggiungimento della flessibilità psicologica, utilizzando percorsi di accettazione e di mindfulness.

L’aggiornamento professionale continuo mi permette di proporre ai miei pazienti, pur rimanendo nella terapia cognitivo-comportamentale, i protocolli e le metodologie di intervento più adatte al sintomo, all’obiettivo da raggiungere e non per ultimo al linguaggio del paziente, affiancando strumenti tradizionali a linguaggi più innovativi, ma sempre e comunque sull’onda dell’efficacia clinica comprovata scientificamente, elemento che contraddistingue l’approccio cognitivo-comportamentale.

La terapia E.M.D.R.

Negli ultimi anni ho sentito l’esigenza di acquisire strumenti nuovi per affrontare le problematiche legate al trauma, recente o passato che sia, ed alle problematiche connesse ad eventi stressanti, acuti o cronici. Ed è per questo che sono divenuta terapeuta EMDR.
Per spiegare cos’è l’EMDR utilizzerò direttamente le parole della dottoressa Isabel Fernandez, presidente dell’associazione EMDR Italia.

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.

L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.


Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi.
Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.
Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

Domande frequenti

Se non sono sicuro che lo psicologo sia il professionista adatto, posso rivolgermi anche solo per una consulenza?

Certamente: il primo colloquio con un professionista serve proprio per questo, per capire se ci si è rivolti al professionista adatto per il tipo di problema.
Potrà essere un singolo colloquio di consulenza, utile a comprendere meglio la situazione, o si potrà impostare un piano terapeutico, valutando se sia sufficiente un percorso breve (4/5 colloqui) piuttosto che più lungo ed articolato.

Gli incontri sono settimanali?

Sì, gli incontri sono settimanali ed hanno una durata di 50/60 minuti. Con il miglioramento della sintomatologia portata, gli incontri possono diventare quindicinali, e successivamente mensili, fino alla conclusione del percorso stesso.

Quando rivolgersi per una terapia di coppia?

Nella mia esperienza clinica molte coppie si rivolgono al terapeuta poco prima della decisione di separarsi o dopo anni, anche decenni, di liti ed incomprensioni.
Consiglio di rivolgersi ad un terapeuta di coppia il prima possibile, quando si nota che da soli non si è in grado di venire a capo delle situazioni, quando ci si rende conto che i periodi in cui si sta bene insieme sono sempre meno, quando si nota che si litiga sempre per gli stessi motivi.

Le spese sostenute per gli incontri sono detraibili?

Sì, le spese per una terapia psicologica sono detraibili al 19%, come le spese sanitarie.

Quanto dura un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale?

La durata di un percorso è molto variabile. Dipende dalla tipologia del problema portato, da quanto è radicato e dalla disponibilità del paziente nello sperimentarsi in modo nuovo rispetto alle situazioni vissute.
L’aspetto importante da sottolineare è che paziente e terapeuta condividono insieme gli obiettivi e gli step da percorrere, in un processo collaborativo e partecipato.
Il percorso può durare anche solo poche settimane per le situazioni più circoscritte e poco radicate nel tempo. Per obiettivi più complessi ci vorrà più tempo, ma con la possibilità di raggiungere obiettivi intermedi che implicano comunque un miglioramento importante della qualità di vita.

Come fare quando all’interno della coppia c’è disaccordo sull’andare dallo psicologo?

La terapia di coppia per definizione è rivolta alla coppia. Affinchè sia efficace bisogna che entrambi i membri della coppia siano motivati a mettersi in gioco, perchè verrà chiesto a ciascuno di modificare alcuni aspetti disfunzionali del proprio stare in coppia.