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Sessuologa clinica

La problematica sessuale è il modo in cui la sofferenza psicologica
fa intravedere sè stessa senza dichiararsi apertamente

Mi occupo di

Disturbo dell’erezione

Disturbo dell’orgasmo femminile

Disturbo del desiderio sessuale maschile e femminile

Eiaculazione precoce e ritardata

Terapia sessuologica rivolta alla coppia

Sostegno psicologico nei percorsi di PMA

Vaginismo

Il sessuologo: in cosa può esserti d’aiuto?

Le sessuologia clinica è una disciplina complessa che si occupa sia di prevenzione che di educazione, sopratutto a livello comunitario, sia di consulenza e di terapia a livello individuale e di coppia.

Occuparsi di sessuologia vuol dire accogliere la persona in tutti i suoi aspetti identitari, corporei, psicologici e culturali.

Il sessuologo clinico affronta la problematica portata andando a scoprire in che modo gli aspetti biologici, psicologici e culturali hanno contribuito a generare la situazione lamentata e come la mantengono tutt’ora.

Quindi il sessuologo clinico è il professionista, medico o psicologo, che mette al centro del suo interesse il comportamento sessuale per scoprire in che modo questo arrechi sofferenza all’individuo o alla coppia.

Da psicologa la sessualità e la sessuologia per me hanno un grande valore, è un area che esploro sempre anche quando non c’è una diretta richiesta sessuologica.

Amo lavorare nell’ambito sessuologico!

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Perchè la persona non è solo corpo, non è solo mente, non è solo emozioni e la sessuologia mi permette di aiutare l’individuo a tutti e tre i livelli, grazie alla sua natura di disciplina di per sè integrata.

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Perchè la problematica sessuale è il mondo in cui la sofferenza psicologica fa intravedere se stessa senza dichiararsi apertamente. L’eiaculazione precoce ad esempio contiene un’eccesso di responsabilità verso l’altro. Il vaginismo cela il timore dell’altro, la fatica ad accogliere, talora anche se stessi. L’anorgasmia rimanda ad una difficoltà ad abbandonarsi al piacere.

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Perchè la sessualità è bene della persona fin dalla sua nascita, e lavorare con la sessualità vuol dire aiutare la persona a riconnettersi con un aspetto fondante di sè.

Quando una persona o una coppia dovrebbero rivolgersi ad un sessuologo?

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Per avere corrette informazioni circa i comportamenti sessuali

La sessualità è infatti ancora oggi un tabù: non si riesce ancora a parlarne in modo aperto, consapevole e libero da pregiudizio.
Questo porta spesso ad avere “poche e confuse idee”, le quali creano imbarazzi, sensi di colpa e non fanno altro che ostacolare una soddisfacente vita sessuale.

Per capire come trattare sintomi o disturbi fisici specifici

Vaginismo, eiaculazione precoce, anorgasmia, difficoltà nell’erezione o qualsiasi altro sintomo l’individuo sperimenti. È importante sottolineare l’importanza di una collaborazione con la figura del medico specialista per escludere che i sintomi riportati abbiano causa esclusivamente organica.

Per migliorare la sintonia sessuale (e non solo) della coppia

Oppure per aiutare la coppia ad affrontare insieme la sintomatologia specifica.
La terapia sessuologica è in grado di ridare nuova linfa al rapporto affettivo: un contesto di coppia complice e collaborativo è infatti il miglior alleato per una risoluzione positiva della problematica riferita.

Terapia di coppia:
da soli o con il partner?

Ci si può rivolgere ad un sessuologo singolarmente o in coppia.

Singolarmente la persona può avere il desiderio di scoprire i fattori che rendono la sua sessualità insoddisfacente. In tal caso si farà un percorso che andrà ad esplorare i 5 ambiti sopra descritti (biologico, intrapsichico, culturale, relazionale, familiare).
Ad esempio la persona potrà scoprire di possedere credenze rigide e non funzionali sulla sessualità, oppure la sessualità può richiamare vissuti traumatici passati. Ad es, una paziente vaginismica può sentirsi vulnerabile al momento della penetrazione e tale vissuto richiama esperienze infantili non elaborate. Oppure la persona necessita di un sex coaching in quanto difetto di alcune abilità. Ad esempio: nel caso dell’eiaculazione precoce, l’uomo non riesce a riconoscere il riflesso eiaculatorio.
In questi casi, può non essere strettamente necessario, seppur sempre consigliato, coinvolgere il partner. È importante, però, che il partner sappia che la persona sta facendo un percorso e che, se necessario, potrà essere invitato in consultazione.
È in questo momento che può sorgere un problema, il quale rischia di rendere la terapia inefficace.

Se dalla consulenza iniziale emerge che a mantenere il problema portato è un fattore di coppia, ad esempio gusti diversi, visione diversa della sessualità oppure partner giudicante che induce ansia da prestazione, è importante la collaborazione del partner.
Spesso, però, la persona che non porta il problema sessuologico nega di aver parte nella problematica, rifiutandosi di venire in consulenza o, peggio, partecipando senza dar seguito alle prescrizione date. Oppure può capitare che un membro della coppia venga in consulenza da solo perché il partner rifiuta di concepire il problema come una difficoltà di coppia.

Come fare in questi casi? Chi mi conosce sa come la penso: possiamo lavorare solo su ciò che dipende da noi, ciò che è sotto il nostro controllo. Se il partner non si percepisce come parte del problema non possiamo obbligarlo a venire in consultazione. Possiamo però imparare a dare un significato a questa assenza.

Quanto detto vale anche nei casi in cui a chiedere la consultazione sessuologica è una persona che si presenta singolarmente, perché fin da subito il partner rifiuta di venire in consultazione pur riconoscendo di avere un problema nell’ambito della sessualità.

Riassumendo:

Consulenza sessuologica individuale

Consiglio la terapia individuale nei casi in cui la persona abbia il desiderio di scoprire i fattori che rendono la sua sessualità insoddisfacente: sono i casi in cui la sessualità richiama vissuti traumatici passati, o la persona è prigioniera di tabù o credenze disfunzionali riguardo la tematica sessuale.
È necessario precisare che, nel caso in cui un partner esista nella vita della persona, è bene che sia informato sul percorso sessuologico, e che, se necessario, potrà essere richiesta la sua presenza in consultazione.

Con il partner

Se dalla consulenza iniziale emerge che a mantenere il problema portato è un fattore di coppia, è certamente importante che il partner collabori partecipando agli incontri.
  La terapia è senza dubbio tanto più efficace quanto entrambi i partner cooperano e sono complici nel voler sanare la situazione. Se però il partner non si percepisce come parte del problema, non solo non è opportuno, ma è addirittura controproducente obbligarlo a partecipare: sarebbe di ulteriore ostacolo alla serenità della coppia.

Come avviene un percorso sessuologico?

Come qualsiasi forma di intervento specialistico, la prima fase è l’analisi della domanda.
L’individuo o la coppia porteranno la problematica per come la vivono: sarà mio compito dare un significato a ciò che sta succedendo.
Nel caso in cui c’è un problema d’organo, chiedo sempre anche una valutazione medico specialistica, per escludere l’esclusiva componente organica nella genesi del problema.
Esclusa la causa organica, o valutata la sua componente nel problema portato, nel qual caso ci sarà un lavoro integrato con la figura medica, mi occupo, in fase di consulenza, di comprendere le componenti che mantengono il problema, approfondendo queste aree:

  • Affettiva. Il mio obiettivo è indagare possibili blocchi o resistenze rispetto all’area della sessualità, ovvero immagini di sé negative che si attivano con l’attività sessuale. Ad esempio sentirsi sporchi, colpevoli o sbagliati. In questo ambito è importante per me sapere se ci sono stati traumi di tipo sessuale: non solo abusi espliciti, ma anche contatti impropri o esperienze a vario titolo vissute come traumatiche.
  • Familiare. Si tratta di un area importante da indagare: se nel contesto familiare la sessualità è stata trasmessa come un tabù o come un dovere si perderà la funzione ludico-ricreativa, così importante per vivere una sessualità gioiosa, libera e resistente all’usura del tempo.
  • Di coppia. Se il cliente è in coppia cerco di capire come questa funziona e se il/la partner è alleato nella risoluzione del problema. Se invece la persona non ha una relazione al momento della consulenza, indago come ha vissuto le precedenti relazioni. A titolo di esempio: quando in un uomo è pressante l’idea di dare piacere alla compagna più che a sè stesso, si presenta spesso eiaculazione precoce ed ansia da prestazione.
  • Sociale/culturale. Per me è fondamentale fare luce sui valori della cultura di riferimento del cliente. Questo aspetto diventa davvero importante quando ad esempio uno dei partner è straniero e quindi facilmente vive la sessualità in modo diverso.

Terminata la fase consulenziale fisso un incontro in cui restituisco l’esito della valutazione e propongo un possibile percorso basato su quanto emerso.
È importante sottolineare che la terapia sessuologica è di tipo mansionale: la coppia o l’individuo non si limitano a ricevere corrette informazioni, ma è loro richiesto di impegnarsi attivamente in compiti che sblocchino e modifichino in senso positivo il proprio modo di vivere e concepire la sessualità.

Domande frequenti

Quanto dura un percorso sessuologico?

È un percorso di terapia breve: la parte consulenziale di solito occupa 3/5 incontri e la terapia sessuologica circa 10/12 incontri.
Questo è vero se la problematica sessuologica è di tipo primario; se invece è secondaria a problemi più profondi, allora sarà necessario un tempo maggiore, in quanto in realtà si tratta di psicoterapia che parte da un sintomo sessuologico.

Come faccio a riconoscere che mi sto rivolgendo al professionista giusto?

Ad oggi a livello legislativo non vi sono norme che regolamentano un percorso specifico per  sessuologi: la formazione è a discrezione del professionista. Per garantire a me stessa ed al cliente uno standard elevato ho deciso di specializzarmi presso A.I.S.P.A., che afferisce alla F.I.S.S. (Federazione Italiana Sessuologia Scientifica), la quale prevede un percorso quadriennale di formazione ed offre ai propri iscritti un aggiornamento continuo.

Qual’è la cadenza degli incontri?

Gli incontri sono settimanali nella fase di consulenza e quindicinali nell’ambito della terapia sessuologica, per dare il tempo di svolgere i compiti assegnati.

La terapia sessuologica ha sempre successo?

Dipende da cosa si intende per successo. Il percorso sessuologico ha come finalità di armonizzare il comportamento sessuale con la personalità e i bisogni dell’individuo. Ci sono persone che vengono da me perchè vogliono sbarazzarsi delle insicurezze, avere sempre l’erezione, provare desiderio quanto il partner, ed altro ancora.
Se la richiesta è di questo tipo, allora posso prevedere che la persona non rimarrà soddisfatta dalla terapia.
Non esiste una sessualità ideale a cui tendere, né per l’individuo né per la coppia. L’obiettivo è stare bene con sé o in coppia mediante la sessualità, abbandonando egocentrismo o pregiudizi e stereotipi non funzionali.